Carneigra, 25/11/2004 – Metarock live club, Cascina(PI)

Metarock live club, Cascina(PI)

di Ale

Dopo il piacevole ascolto del debutto “e tutti i pesci vennero a galla”, è forte la curiosità  di vedere i carneigra dal vivo.

Introdotti da un trio del quale non riusciamo a capire il nome, abbastanza in linea musicalmente, anche se con sbandate verso un genere di più facile fruizione e certamente meno professionale, salgono sul palco dell’elegante Metarock live club i livornesi; tra il pubblico, come sempre succede, tante facce già  viste, musicisti e non, dell’area pisana-livornese.

Aprono come sul cd con “Mi hanno rubato il mar”, e ne propongono tutti i pezzi più un altro paio, ahimè a noi sconosciuti, anche se ovviamente la scaletta non è la stessa.
La coesione dei sei è sbalorditiva, a meno che non si tenga conto del fatto che, nonostante questo sia il loro debutto ufficiale, tutti vengono da lunghe esperienze musicali.

Mirco al contrabbasso conferisce fascino al suono, insieme alla fisarmonica di Massimo, mai fuori luogo e, paradossalmente, davvero moderna; Alessandro si destreggia tra sax e clarinetto (se ho visto bene NDA), e dà  profondità  al suono, Simone (anche batterista degli Ottavo Padiglione) picchia duro alternandosi tra linee rock classiche e “patchanka” in levare, Matteo (ex Snaporaz) soffre il palco piccolo e sciorina con disinvoltura tocchi noise, non appena saltano gli schemi (parola che non si addice al suono dei Carneigra, davvero “libera”) di questa commistione superba di musica popolare e rock d’autore.
Emiliano alla voce regge decisamente bene per tutta la durata del concerto (un’ora abbondante), e personalizza il sound, pur pagando dazio a Capossela in qualche passaggio, sia vocale, sia con “travestimenti” da palco (elmetto con le antenne e giacca della tuta per “La formiola” – proletaria, appunto -, tuba e frac per “L’artista”); del resto però, anche Vinicio deve questo suo lato clownesco a Tom Waits, quindi perché stupirsi?
Siamo comunque su un versante musicale che merita il massimo rispetto!

Divertenti “La tacchinata del ’52” e “L’artista”, toccante “Modigliani” come pure l’improvviso finale di “Djallo djelo”, che coglie di sorpresa il pubblico (Emiliano lo sottolinea dicendo che il silenzio è giusto – di fronte alla morte ingiusta e violenta, il pezzo parla di questo -), piena di fascino la conclusiva “Maremma”, classico popolare rivisitato, con divagazione finale, dove il “popolare” incontra i Led Zeppelin (la linea di contrabbasso) e i Sonic Youth (la chitarra di Matteo che “vaga”) : chissà  che questa direzione, se approfondita, non possa essere la chiave per creare qualcosa di davvero accattivante, ed affascinare un pubblico sempre più vasto.

Glielo auguriamo davvero. Bravi ragazzi!!

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