The Veils + Delays_ 20/04/04 _ Firenze, Auditorium Flog

20/04/04 _  Firenze, Auditorium Flog

Arrivo leggermente in ritardo per veder iniziare i Delays, e anche se mi dispiace non poter ascoltare tutto il set, mi fa piacere notare che una volta tanto a Firenze i concerti iniziano ad un’ora decente.
La band inglese sfodera un buon brit-rock facendo di tutto per non sembrare brit, sono aggressivi il giusto, spruzzano un po’ di suoni elettronici sulle canzoni, sono molto simpatici ed energici, anche se tecnicamente nella media; lo scarso pubblico si diverte, ed è già un buon risultato.
Piccola annotazione di costume : mai visti inglesi vestiti così bene.

Alle 22,50 arrivano i The Veils, e mentre cominciano il loro set, che durerà 50 minuti, ripenso alle band che ho visto su quello stesso palco, probabilmente perchè era da un po’ di tempo che non rientravo al Flog, probabilmente perchè sono solo.
Rollins Band + L7. Napalm Death + Obituary. Meat Puppets. Afghan Whigs.
Ho l’impressione che i problemi del rock odierno siano :
1)band con poca personalità
2)troppo polverone al primo disco delle band emergenti (il problema della
personalità potrebbe esserne anche una conseguenza, ovviamente non in tutti i casi)
.

I The Veils hanno diverse influenze forti, e l’impressione live è che stentino a miscelarle; hanno tre tipologie di canzoni.
Hanno quelle mid-tempo, dove assomigliano al primo Bowie e, di conseguenza ai Suede; le canzoni non sono male, ma l’impressione è che il giovane e volenteroso batterista sbagli completamente i tempi da abbinarci, eccedendo nel raddoppiare i colpi del rullante e, spesso, i tempi stessi.
Nella seconda tipologia metterei le ballad, e in questo sono davvero bravi; il songwriting tocca l’apice, la voce di Finn (Andrews, figlio di Barry, tastierista degli XTC) cambia diverse tonalità, andando anche sui toni bassi (e lì sembra un crooner); in definitiva, i momenti più coinvolgenti dello show.
Il terzo tipo sono le canzoni veloci, dove ricordano gli Strokes (tanto per dare un’idea), ma qui è meglio che lascino perdere, visto che gli “originali” sono inarrivabili e che ce ne sono già altri (mi vengono in mente gli Yeah Yeah Yeahs) che lo fanno con maggior classe.
Poi ci sono le eccezioni, tipo “the nowhere man”, dove viene in mente subito Jeff Buckley, nella struttura più che nella voce.
L’atteggiamento di Finn è dimesso, da triste e tenebroso, e se spinto a dovere potrebbe “funzionare” (chissà se diventerà di moda farsi due giri di nastro da pacchi sui jeans sopra al ginocchio come fa lui).
Come musicisti sono piuttosto alle prime armi (qui si ritorna al “punto 2”) e il concerto risulta in definitiva abbastanza freddo.

di: Ale

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