Incubus + Hundred reason _ 5/05/2004, Firenze, Palasport

5/05/2004, Firenze, Palasport

Serata piovosa fuori, stitica dentro il palazzetto di Firenze, nel senso del pubblico; ma era in previsione, visto che il palco è disposto centralmente, in modo da sfruttare solo metà parterre e una delle due tribune.
Chissà se dipende dalla crisi economica o dal poco appeal degli Incubus.
Eppure, un sacco di ragazzine sono qui per Brandon Boyd.

Aprono gli Hundred Reason, due chitarre, un basso, una batteria e un cantante; il cantante sembra essere in difficoltà sulle parti che, evidentemente, canta su disco, anche se è molto carico e si sbatte parecchio, nonostante la porzione di palco a loro riservata sia angusta; gli altri sono onesti faticanti dello strumento, ma l’impressione è che i ragazzi siano confusi sulla direzione musicale da intraprendere.
Un po’ di punk “felice”, una ballata A.O.R., un po’ di classic hard rock.
Niente di che, e una mezz’ora di set che passa non velocissima.

Poco dopo le 21 arrivano le attrazioni principali della serata; palco grande (si rivelerà troppo grande per quanto lo sfrutteranno i californiani), sfondo scuro con piccole luci, che si accenderanno verso la fine del concerto, a simulare un cielo stellato, fasci di luce piuttosto classici che puntano sullo scuro.
L’acustica del palasport fiorentino si conferma esaltante con i bassi ma penalizzante con gli alti; si parte con “megalomaniac”, Brandon sfoggia un taglio di capelli inguardabile e una giacca 3 bottoni sui jeans; il nuovo bassista, che si chiama Ben e che, credeteci, assomiglia in maniera spaventosa al più famoso Ben Harper nelle movenze, è il personaggio più disinvolto sul palco, anche se non si muove moltissimo.

La scaletta ovviamente privilegia i brani del nuovo “a crow left of the murder”, attinge a “make yourself” e a “morning view”, fino ad arrivare a tre pezzi dal secondo “S.C.I.E.N.C.E.” (durante uno di questi in top della serata, una citazione di “de do do do de da da da” dei Police, per la cronaca).
La voce di Brandon è bella, la tecnica dei ragazzi è ottima, ma non c’è carica, hanno poco tiro; i pezzi, anche quelli più belli (“wish you were here”, “here in my room”) risultano migliori su cd, e in particolare un po’ “vuoti” sugli assoli.

Forse servirebbe una chitarra ritmica (al posto del DJ, magari) in pianta stabile, e non a mezzo servizio (Brandon di tanto in tanto ne imbraccia una). I pezzi più ricercati dal punto di vista strutturale (“sick sad little world” ad esempio), se vicini l’uno all’altro risultano noiosi. Il concerto scorre via senza scossoni, un po’ troppo piatto; arrivano addirittura l’assolo di Josè alla batteria e di Ben al basso, effettivamente ridondanti e adatti per un pubblico, passatemi la cattiveria, poco scafato.
Un bis, e chiusura col loro pezzo più “easy”, “are you in”.
I ragazzi mancano decisamente di grinta.

di: Ale

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