ArezzoWave, Love Festival, 08/07/2004 – Stadio Comunale

Ironico o no, alla fine di questa serata le presenze saranno molte di meno di quelle della sera precedente, nonostante gli headliner della serata fossero i Cypress Hill, se la memoria non mi inganna per la prima volta in Italia.

Sul Main Stage partono gli Altro, da Pesaro; incerti e senz’altro emozionati, non fanno una grande impressione. Dopo di loro, dall’Islanda i Bang Gang, per un breve set, delicato, lascia intendere che chi viene da quell’isola deve avere una dolcezza innata. La serata continua esplorando le sfaccettature del rock; ci sono i Karate, americani, ottimi tecnicamente, con arrangiamenti ricercati, quasi soul in alcune venature. Dopo, i The National, anche loro americani, disinvolti sul palco, risultano un interessante incrocio tra il vecchio Bowie, i Joy Division e gli U2.

Misteri delle scalette, dopo di loro salgono sul palco i livornesi Appaloosa. Giovani, bravi anche loro tencicamente, non catalogabili musicalmente. Canzoni solo strumentali, suonano in tre, batteria e due bassi, oppure, lasciando invariati basso e batteria, un componente va alla tastiera e agli effetti, oppure alla chitarra, ma usandola da contorno. Potremmo definirli progressive, ma probabilmente risulterebbe riduttivo. Una scelta musicale coraggiosa.

Arrivano in seguito i Black Rebel Motorcycle Club, suonano per 45 minuti, e risultano migliori di quanto erano sembrati l’autunno scorso, soprattutto quando eseguono i loro pezzi più tirati e meno complessi. Forse, nonostante la logica dica il contrario, sono più adatti ai festival che ai concerti nei club.

Con un vezzo da star, più o meno 15 minuti dopo che il cambio palco sembra apparentemente completato, a mezzanotte in punto salgono sul palco i Cypress Hill. Oltre a Sean Dog, B.Real e DJ Muggs, c’è solo un percussionista (davvero portentoso però) sul palco, ma il suono non lascia per niente a desiderare. Molti estratti dall’ultimo “till death do us part”, ma anche diverse escursioni nel passato (“how I could just kill a man”, “I wanna get high”, “doctor greenthumb” e altre), per un concerto di quasi un’ora e mezzo che scalda i presenti, li coinvolge e li fa muovere; consueti inneggiamenti alla ganja (B.Real che se ne accende una platealmente rivolto alla telecamenra che rimanda il tutto ai due grandi schermi laterali), Sean Dog che interagisce col pubblico come può, usando lo spagnolo, e la scoperta invece che B.Real non padroneggia la lingua latina altrettanto con disinvoltura. Nonostante l’alleggerimento dell’ultimo cd, dal vivo i Cypress Hill non dimostrano cedimenti.

di: Ale

 

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