ArezzoWave, Love Festival, 07/07/2004 – Meganoidi, Verdena, Marlene Kuntz, Casino Royale, Pgr, Caparezza

La solita atmosfera rilassata al Love festival; Arezzowave compie 18 anni. L’Emergency night (quest’anno serate a tema), tutta italiana, è aperta dai Savonesi Fetish Calaveras, che giocano a fare i sudamericani; ci si sentono Manu Chao e gli Ska-P, ma gli originali sono ancora lontanucci.

Poco dopo arrivano i Meganoidi, che tengono il palco egregiamente e snocciolano il loro rock energico coadiuvato dai fiati, ricordo del periodo ska, che adesso si è trasformato in qualcosa di diverso all’interno della loro musica, che è tutto sommato interessante.

Mentre cala il buio suonano i Verdena, il set che risulterà il più lungo della serata. La dimensione live si addice ai bergamaschi, che picchiano duro e suonano più stoner che su disco; il cantante prova a parlare più del solito, ma risulta goffo; comunque un buon set anche il loro.

Sovvertendo la scaletta, arrivano i redivivi Casino Royale, e per chi era a loro legato è il godimento. Dietro ad uno schermo, dove scorrono immagini che documentano l’attività di Emergency, i Casino, Alioscia, basso, batteria, tastiere/campionamenti, un vocalist e una corista (entrambi questi ultimi di colore), propongono alcuni pezzi riarrangiati da CRX, un inedito superfunky e la pietra miliare Dainamaita, il tutto in maniera fin troppo elegante e stilosa per una band italiana. Bentornati!!

Ecco adesso, la band del poeta campione mondiale indiscusso della camicia con manica rimboccata : i Marlene Kuntz di Cristiano Godano. Una band superba signori, lasciatemelo dire. Set carico, nervoso, equilibrato nell’economia della discografia. Le quattro figure dominano il palco anche muovendosi poco, ed è forse la parentesi più alta della serata, che rimane di alto livello medio.

Arrivano i PGR, e Giovanni Lindo e i suoi alternano pezzi pesanti e “elettrificati” (anche dal repertorio CSI), a simil-canti popolari. La personalità non ha mai fatto difetto al combo; peccato che qualcuno non se ne accorga, e non veda l’ora che salga sul palco Caparezza, dimenticando (o, semplicemente, non conoscendo) un pezzo importante della storia del rock italiano.

Comunque sia, Caparezza e i suoi arrivano, e seppur con un set molto breve, entusiasma il pubblico. C’è da notare, a suo favore, che con un paio di battute (il pugliese parla parecchio sul palco, per chi non lo sapesse), fa capire che si rende benissimo conto di aver avuto un successo impensabile anche rispetto ad una fetta di pubblico che, probabilmente, non comprende appieno i suoi messaggi sarcastici e socio-politici : “dedicato a tutti quelli che hanno capito il testo” introduce “fuori dal tunnel”, oltre a un paio di frecciate al Governo, e un bel discorso sulla guerra preventiva, chiudono una bella serata che ci rassicura sulla salute della musica italiana.
E anche su come la pensa.

di: Ale

 

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