Perturbazione – Sonar, Colle Val d’Elsa (Si)

04/10/03 –

Prima di cominciare, una cosa nella quale i Perturbazione non c’entrano niente, ma sulla quale invito Andrea a chiosare, dato che, come al solito, eravamo insieme in questa ennesima “spedizione”. 
Ma ti pare regolare che ci giriamo la Toscana per vedere gruppi semisconosciuti, con una serata di merda come quella di sabato, per esempio, e poi ci tocca far “melina” per 2 ore perché perfino sul giornale qualcuno ci scrive “inizio 22,30” e poi fino a mezzanotte inoltrata non suona nessuno?

 – No, non è regolare per niente, ma come constatiamo settimanalmente i locali hanno inventato questa regola e si influenzano tra di loro a macchia d’olio. Sono tutti cosi’. Non c’è via di scampo. Pensa che fanno cosi’ anche tra settimana; iniziano alle 00,10, ma non pensano che la gente lavora il giorno seguente? 
Poi magari si lamentano che ai concerti ci siano sempre le stesse persone, 5 gatti.-

Passiamo alla cronaca:
I Perturbazione sono un’ottima dimostrazione di come si possa fare musica e proporre anche qualcosa di non stantio, anche se assolutamente non originale, onestamente e senza essere musicisti straordinari. Il concerto dura un’ora e mezzo, e non annoia. Qualche calo di tensione dovuta all’evidente timidezza del cantante (che, a volte, sembra quasi ostentata, da tanta che è), che diventa quasi goffaggine quando cerca di comunicare tra un pezzo e l’altro: personalmente però, apprezzo i tentativi suoi. Ottima tenuta vocale e strumentale dell’intera band (voce, 2 chitarre, basso, batteria e, scusate l’ignoranza, una ragazza che suona violoncello o viola, non conosco la differenza; tastiere occasionali suonate all’occorrenza da uno dei chitarristi o dalla ragazza), set sufficiente, qualche canzone orrenda (Cuorum) da escludere dalla scaletta appena possibile, alcune veramente belle (i complicati pretesti del come, arrivederci addio), anche se appare chiaro che i torinesi si trovano più a loro agio con i pezzi “morbidi”. Alcune ingenuità nei testi, da rivedere. Bel finale con alcune cover dalle origini più svariate. Anche se l’uscita e il rientro per i “bis”, specialmente da band così, non lo vorremmo vedere.

-Il merito che hanno i perturbazione è quello di scrivere canzoni dolci, ma mai stucchevoli, che invecchiano bene ai ripetuti ascolti, anzi ti regalano sfumature non notate prima. 
Il gruppo è giovane, ogni tanto ti accorgi di alcuni sbagli, ma il live scorre bene, virato su una versione più rock con più distorsori.
Su tutte quelle eseguite, va ricordata la loro cover per il tributo
ai pavement, “we dance”.

di: Ale

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