Dream Theater _ Pistoia Blues

Pistoia – Pistoiablues
12 Luglio

di: Ago

Primo commento da fare: ma cosa vuol dire far suonare Robben Ford prima dei Dream Theater?
Volendo possiamo anche rigirare la domanda: cosa c’entra far suonare i Dream Theater al Pistoia Blues?

Sono pienamente d’accordo a dire che come loro non suona nessuno, ma c’era certa gente!!!  Finito lo show di Robben Ford (il batterista della band è un mostro) il palco è stato chiuso da una tenda nera dalla quale si intravedevano i fonici che sistemavano il palco.

 

Alle 22:00, sempre a tenda chiusa si sono iniziate ad udire le note di SIX DEGREES OF INNER TURBULENCE – OVERTURE ed il pubblico si è iniziato ad infiammare. Finita l’introduzione il palco si è aperto e si è vista l’intera band (escluso Labrie) che stava suonando SIX DEGREES OF INNER TURBULENCE – ABOUT TO CRASH.

Cantando “She can’t stop pacing…” entra anche il  vecchio James (e dico vecchio perché è dannatamente invecchiato: il buzzetto sta venendo fuori ed i capelli non sono più biondi). La band va avanti per tutti i 42 minuti della canzone senza la minima esitazione. John Petrucci, nel giorno del suo compleanno, ha fornito una prestazione suprema (trascurando una stecca durante SIX DEGREES OF INNER TURBULENCE); io non lo avevo mai visto suonare ma posso dire con certezza che i dischi non gli rendono merito: dal vivo rende centinaia di volte in più.

Ma ha le dita di burro? Come riesce a muoverle così? E’ lui lo spettacolo (insieme al distruttivo Portnoy, anche se in misura molto minore). Finita la suite, la band ha iniziato a suonare SURROUNDED e qui la grande delusione: la maggior parte del pubblico non aveva la minima idea di che canzone fosse o di dove la avessero tirata fuori. Ma la gente ascolta i veri album delle band o quelli che li capitano sotto mano? IMAGES AND WORDS è il capolavoro della band ed il caposaldo del metal progressivo. Altri album come quello non esistono. Altro che SIX DEGREES OF INNER TURBULENCE e FALLING INTO INFINITY… Mike Portnoy, che presenta la sua nuova immensa batteria (da lui denominata MONSTER SIAMESE in quanto la MONSTER era la sua vecchia batteria e SIAMESE perché è una doppia cassa affiancata da una mono-cassa tra le quali si divide a seconda del pezzo.

Per maggiori informazioni è possibile consultare http://www.mikeportnoy.com/about/drums/?menu=about.

Finita la mitica, suprema… SURROUNDED la band ha continuato a suonare sulle note di LINE IN THE SAND, una delle poche canzoni dei DREAM THEATER moderni capaci di essere paragonate alle varie TAKE THE TIME, MOTROPOLIS pt.1 ecc. Naturalmente Portnoy ha continuato a distruggere e Petrucci ad incantare (ed io che ero proprio davanti a lui sono sempre incantato…). Labrie fino ad adesso non ha cantato male, anche se l’unica canzone in cui va veramente alto è SURROUNDED ed io sentivo molto di più il coro del pubblico quindi non posso dare un giudizio molto affidabile. Il concerto è continuato con il solo di JORDAN RUDESS nel quale il tastierista americano ha raccolto i pezzi di tastiera più famosi della band. Naturalmente ha dimostrato di essere una bomba di tecnica (ma chi aveva dubbi? Sono i DREAM THATER). La parte del solo che mi è piaciuta maggiormente è stata il pezzo tratto dallo stacchetto western di THE DANCE OF ETERNITY. Da notare che JORDAN ha suonato per tutto il tempo con un supporto della tastiera girevole e quindi neanche lui stava un attimo fermo. Fino ad ora non ho ancora parlato di MYUNG; naturalmente è stato supremo anche lui, ma è troppo statico: è sempre fermo con il suo basso a 6 corde sempre in mano. La 5° canzone è stata THE GREAT DEBATE (che inizia proprio con un pezzo mostruoso di basso; ma lui ha delle mani o una mitragliatrice?). Alla fine del pezzo la band si è ritirata come al solito (o com’è più giusto dire, come fanno gli IRON MAIDEN). Un appunto su Portnoy: si è presentato con la maglietta della nazionale italiana di basket e durante le sue pause indossava sempre un accappatoio da pugile riportante la scritta IRON MIKE PORTNOY. Esibizionista come sempre (anche perché se non se lo permette lui chi può farlo? Petrucci, Malmsteen e pochissimi altri). La band si è ritirata nel dietro le quinte con il solito coro del pubblico (anche se molto più basso del normale a causa della gente che era lì per sport) invocante METROPOLIS pt.1.

Dopo la pausa James Labrie entra sul palco con un panchetto ed inizia THE SPIRIT CARIIES ON. Naturalmente Petrucci ha suonato il suo solo in modo sovrumano (altro che brividi!) e Labrie ha cantato molto bene. Finita la canzone Portnoy si è gettato dietro le quinte ed è tornato sul palco con in mano la torta di compleanno per Petrucci. Era chiaro (dall’espressione di John) che non era una cosa programmata. Naturalmente dopo che il pubblico ha intonato HAPPY BIRTHDAY, John ha spento le candeline e si è beccato la torta in faccia. Non curanti della panna che aveva invaso il viso e la maglia del chitarrista, la band ha iniziato a suonare quello che poi sarebbe stato l’ultimo pezzo: LEARNING TO LIVE. E vai………………………

Primo appunto: il concerto è stato supremo, anche se è stato chiaro che Labrie sta invecchiando: ha cantato molto bene, ma le canzoni affrontate sono molto strumentali e non sono certo METROPOLIS, TAKE THE TIME e via dicendo.

Secondo appunto: gli album sono lo show di Portnoy, ma dal vivo non c’è storia: Petrucci è troppo superiore. E lo dice un batterista…

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